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Celine para a moda rápida?

Quando il Trading Up porta la qualità del lusso in un mercato fast fashion

Nel mondo del fashion, il concetto di fast fashion è spesso associato a velocità, volumi e accessibilità.
Nel mondo della profumeria, invece, velocità e accessibilità vengono ancora troppo spesso lette come sinonimi di compromesso.

Il progetto sviluppato con una grande catena di abbigliamento attiva nel mercato asiatico — con decine di punti vendita e un modello simile a quello di Zara — ha messo in discussione proprio questa equazione.

L’obiettivo non era “aggiungere profumi” all’offerta. Era estendere una strategia di brand già esistente: quella del Trading Up.

Il contesto: moda veloce, ma brand molto chiaro

Il cliente opera in un segmento ben definito:

  • molti punti vendita

  • alti volumi

  • collezioni rapide

  • prezzo accessibile

  • pubblico giovane ma sempre più consapevole

Come accade nell’abbigliamento, anche nel beauty il brand non compete sul prezzo più basso. Compete sulla percezione di valore.

La richiesta iniziale era chiara: creare due linee di profumi, pensate per la propria clientela, coerenti con il posizionamento del brand e capaci di alzare il livello percepito dell’offerta.

Due linee, due prezzi, un’unica strategia

La strategia prevedeva:

  • una prima linea con prezzo retail intorno ai 35 €

  • una seconda linea con prezzo retail intorno ai 60 €

Non due progetti separati. Ma due livelli della stessa architettura di valore.

Per la prima linea sono state sviluppate 12 fragranze. Per la seconda 8 fragranze.

Numeri importanti, che richiedevano:

  • coerenza stilistica

  • chiarezza di linguaggio

  • controllo produttivo

  • sostenibilità industriale

La complessità non stava nel singolo prodotto. Stava nel sistema complessivo.

Il nodo centrale: qualità percepita vs prezzo reale

La vera sfida del progetto non era rispettare i prezzi. Era rendere quei prezzi credibili.

Per farlo, non si è lavorato al ribasso. Si è lavorato verso l’alto.

La logica era la stessa applicata da anni nel loro core business fashion: offrire un prodotto che sembra appartenere a una fascia superiore, pur mantenendo un prezzo accessibile.

Questo è il cuore del Trading Up.

Costi di produzione come leva, non come limite

I costi medi di produzione sono stati definiti in modo molto chiaro:

  • circa 8,50 € per la linea da 35 €

  • circa 12 € per la linea da 60 €

Numeri che, nel mondo della profumeria, consentono una qualità reale molto alta, se gestiti correttamente.

Il punto non era comprimere i costi. Era allocarli nel modo giusto.

Come accade nell’abbigliamento, il valore non è dato da quanto costa produrre un singolo pezzo, ma da quanto valore percepito riesce a generare quel costo.

Full Made in Italy come scelta strategica, non narrativa

Entrambe le linee sono state sviluppate e prodotte interamente in Italia:

  • sviluppo olfattivo

  • componentistica

  • produção

  • filling e confezionamento

Una scelta che potrebbe sembrare controintuitiva per un progetto destinato a un mercato fast fashion. In realtà, è stata una delle decisioni più razionali.

Il Full Made in Italy ha permesso di:

  • mantenere uno standard qualitativo molto elevato

  • garantire coerenza su volumi importanti

  • controllare tempi e ripetibilità

  • evitare compromessi invisibili ma costosi

Il Made in Italy, in questo progetto, non era un claim. Era l’infrastruttura che rendeva possibile il Trading Up.

Qualità da 270 €, prezzo da 35 e 60 €

Il benchmark di riferimento per qualità olfattiva, materiali e resa complessiva era chiaro:
un livello comparabile a quello di brand premium venduti intorno ai 270 €, come Celine.

La differenza non stava nella qualità del prodotto. Stava nel modello di business.

I grandi brand premium allocano gran parte del valore in:

  • marketing

  • immagine

  • distribuzione selettiva

  • endorsement

In questo progetto, come già avviene per l’abbigliamento, il valore è stato spostato dentro il prodotto.

Il risultato è stato semplice e potente: qualità da 270 €, venduta a 35 e 60 €.

Profumo come estensione naturale del brand

Un altro aspetto centrale è stato il ruolo del profumo all’interno dell’ecosistema del brand. Non un prodotto accessorio. Non un gadget.

Ma una estensione naturale dell’esperienza fashion:

  • stessa logica di collezione

  • stessa accessibilità aspirazionale

  • stessa coerenza stilistica

Il profumo, come l’abbigliamento, diventa un modo per:

  • entrare nel brand

  • restarci

  • riconoscerlo

Cosa insegna il progetto Asia

Questo progetto dimostra che:

  • il fast fashion non è incompatibile con la qualità

  • il prezzo accessibile non implica compromesso

  • il lusso non è una questione di costo, ma di allocazione del valore

Quando il Trading Up viene applicato con metodo, il risultato non è un prodotto “economico che imita il lusso”.
È un prodotto intelligente che ridefinisce le aspettative.

Conclusão

Il progetto Asia non è interessante per i numeri. È interessante per la logica che lo sostiene.

Dimostra che la profumeria può adottare modelli già maturi in altri settori, come il fashion, e trasformarli in strumenti di crescita reale.

Quando qualità, prezzo e posizionamento sono allineati, il mercato non si chiede perché costa così poco. Si chiede perché gli altri costano così tanto. Ed è lì che un brand cambia le regole del gioco.

Nota editoriale – Insight Journal

Questo articolo non parla di fast fashion. Parla di strategie di valore applicate correttamente.

Perché, oggi, la vera innovazione non è abbassare il prezzo, ma alzare la qualità mantenendo l’accessibilità.